C’è chi conosce Pasolini per i suoi romanzi, chi per le sue poesie e chi invece per i suoi meravigliosi film in cui hanno recitato attori come Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Totò.
Oppure lo si ricorda per i suoi articoli sferzanti sul Corriere della Sera, dove attaccava la società consumistica ed il potere politico del tempo.
Pochi invece conoscono l’uomo Pasolini con le sue debolezze ed i suoi gusti, soprattutto quelli culinari: lo sapevi che era un amante della buona cucina, quella semplice e tradizionale?
Gli piacevano soprattutto i piatti tipici friulani dove aveva vissuto la sua giovinezza e poi quelli della tradizione romana dove si era trasferito da adulto.
Io, per i 50 anni dalla sua morte, ho voluto rendergli omaggio cucinando una delle sue ricette preferite, gli gnocchi all’aliciara che preparava lui stesso a casa oppure ordinava nelle trattorie che frequentava.
Sei pronto a cimentarti con me?
Perché gli gnocchi all’aliciara di Pasolini
Accanto al Pasolini che tutti hanno ammirato e che è stato narratore, regista cinematografico, sceneggiatore, critico, pubblicista, saggista e poeta, c’era anche l’uomo meno conosciuto, quello della sua sfera privata, il Pierpaolo che, per esempio, amava la buona cucina.
Pasolini è stato riconosciuto come uno dei più grandi intellettuali degli anni ‘50 e ‘60 e uno dei massimi esponenti del neorealismo, la cui arte ha spaziato dalla poesia alla narrativa, dal cinema alla saggistica e al giornalismo, toccando temi sociali e politici che spesso lo hanno posto in contrapposizione con i poteri forti che all’epoca governavano il nostro Paese.
E’ stato però un uomo complesso anche nella sua sfera privata: le sue idee e soprattutto la sua omosessualità lo hanno spesso messo al centro di scandali e processi e la sua stessa morte, avvenuta in maniera violenta nel 1975, è circondata, ancora oggi, da un grande velo di incertezza.
Le sue opere di Pasolini
Meno male che ci ha lasciato, in ogni genere letterario trattato, i suoi capolavori: i suoi romanzi, Ragazzi di vita del 1955 e Una vita violenta del 1959 dove descrive, in modo crudo e usando anche il dialetto, la condizione delle borgate romane.
Le sue poesie come Le ceneri di Gramsci del 1957, in cui si confronta con l’eredità di Gramsci e la crisi ideologica dell’Italia di quel periodo.
Ma soprattutto Pasolini lo ricordiamo per la sua attività di regista di film meravigliosi, tra cui pellicole come Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e Uccellini, in cui recita anche Totò in un ruolo non solo comico, ed, infine, nell’anno della sua morte, Salò o le 120 giornate di Sodoma, dove invece fece una sprezzante e scioccante allegoria sul potere e sul consumismo imperante in quegli anni nel nostro Paese.
Il Pasolini privato
Ma come ho accennato prima, accanto al personaggio pubblico, è esistito anche un Pasolini privato, un uomo mite e gentile, molto affezionato alla madre ed in perenne contrasto col padre.
Una persona che amava giocare a calcio e frequentare, allo stesso tempo, personaggi famosi come Maria Callas, Oriana Fallaci e gli attori Laura Betti e Ninetto Davoli oppure persone semplici come gli amici delle borgate ed i bambini del Pigneto, a cui amava leggere i versi delle sue poesie.
Pasolini e la cucina
E, in questo suo privato, c’era anche il Pier Paolo a cui piaceva mangiare, soprattutto ricette semplici della tradizione romana e di quella friulana, terra in cui soggiornò per alcuni anni della sua giovinezza, più precisamente a Casarsa della Delizia, paese natale di sua madre, in provincia di Pordenone.
Noi sappiamo che Pasolini nella sua vita visse l’eterno contrasto tra l’idiosincrasia per il consumismo della sua epoca e la nostalgia per un passato rurale e autentico: le ricette genuine che amava cucinare lui stesso oppure che venivano preparate da sua madre, dagli amici più stretti o che ordinava nei suoi ristoranti preferiti, gli ricordavano proprio quegli anni felici del viver sano che non esistevano più.
Ecco perché, quando andava in trattoria prediligeva i piatti semplici e genuini, quelli mangiati dal popolo più che dai ricchi come gli Spaghetti aglio, olio e peperoncino, il Pollo arrosto con le patate e le tipiche preparazioni della tradizione romana come i Carciofi alla romana o alla giudia, la Cicoria ripassata, le Puntarelle oppure la Trippa e la Pajata.
E poi, infine, c’erano i piatti che si faceva cucinare dai suoi amici, la Zuppa di Pesce della Sora Elena, le Patate alla Tarzanetto, la Torta coi limoni della Sora Susanna e chiaramente gli Gnocchi all’aliciara.
Che vino abbinare agli Gnocchi all’aliciara di Pasolini
Come vino da abbinare a questa mia ricetta degli gnocchi all’aliciata tanto cari a Pasolini, ho pensato a due opzioni diverse, prodotte entrambe da aziende delle mie zone: il Poggio della Costa dell’azienda Sergio Bottura oppure il vino 109 della Tenuta La Pazzaglia.
L’azienda Bottura, nata nel 1933, si sviluppa ad ovest tra le colline argillose ed i calanchi della Tuscia e ad est tra la fertilità delle pianure umbre del Tevere. Nei suoi 120 ettari di terra viva che si snodano in questa zona di confine tra Lazio ed Umbria, Sergio coltiva i suoi vigneti con passione e dedizione, sentimenti da cui poi nascono i suoi vini dall’anima bianchista e di grande identità e carattere. E tra questi c’è il Poggio della Costa, un Grechetto in purezza, che è diventato il simbolo di una simbiosi indissolubile che, dalla fine degli anni ‘60, Sergio Bottura ha creato con questo vitigno, impiantato per la prima volta sui terreni vulcanici della sua tenuta nel 1970. Grechetto che ancora oggi rappresenta il cuore e l’anima della visione vitivinicola di questa azienda.
Il Poggio della Costa, classificato anche come Grechetto Civitella d’Agliano IGT, è un vino bianco le cui uve sono raccolte a mano nella prima metà di settembre. Vengono poi sottoposte ad una pressatura soffice e ad una decantazione statica preventiva dei mosti mentre l’affinamento invece viene fatto prima per 9 mesi in acciaio e poi in bottiglia per altri 8 mesi.
Per quanto riguarda le sue caratteristiche organolettiche, è un vino che possiede un impatto aromatico di media intensità, a cui si aggiungono delle note di frutta matura; il sapore è invece caldo e persistente che evidenzia la classica sensazione tannica, tipica di un vino Grechetto.
L’altro vino che ho considerato molto adatto ad accompagnare i miei gnocchi all’aliciata è il 109 della Tenuta La Pazzaglia. Rispetto all’Azienda di Sergio Bottura, la Tenuta La Pazzaglia è una realtà molto più giovane: nasce infatti nel 1992 quando la famiglia Verdecchia, proprietaria dell’azienda si trasferisce dalla frenetica Mentana alla più tranquilla a Castiglione in Teverina, a pochi chilometri a Sud-Est di Orvieto. Nel 2009, quando Maria Teresa e Laura Verdecchia prendono in mano le redini della Tenuta, si verifica una crescita verticale del La Pazzaglia, che diventa da quel momento un simbolo di qualità della Tuscia viterbese, una qualità attestata anche dai numerosi riconoscimenti ricevuti nel corso di questi ultimi anni.
Il mantra dei proprietari della Tenuta, fin dalla sua nascita, è stato quello di guardare sempre al futuro, facendo crescere la propria azienda vendemmia dopo vendemmia, senza però mai dimenticare la storia e le radici da cui è nato il loro sogno: quello di trasformare ogni grappolo delle loro uve in un’esperienza indimenticabile.
Il loro vino 109 si chiama così perché ottenuto da uve Grechetto clone g-109, un vitigno autoctono dell’area orvietana e per questo conosciuto anche come Grechetto di Orvieto.
Bianco e dalla gradazione alcolica di 13°, il 109 si distingue per un colore giallo paglierino intenso.
Al naso si presenta di buona eleganza fresco ed intenso: nel suo profumo variegato si distinguono sentori di ginestra, mandorla, mela verde, susina, leggero pompelmo, cedro, pesca bianca ed erbe aromatiche. Al palato, invece, è un vino fresco e sapido, con una buona vena acida e dai leggeri accenni tannici, accompagnati da note mandorlate e vegetali, perfetto anche lui per questi miei gnocchi all’aliciara.