Le madeleines sono un dolce francese che ormai da tanti anni abbiamo inserito nel nostro ricettario di pasticceria.
Le prepariamo non solo perché sono un pasticcino goloso che possiamo gustare insieme ad una cioccolata calda o ad un tè ma anche perché come ci ha insegnato Proust, con la sua madeleine, rappresentano un simbolo del nostro “interruttore per la nostalgia”: sono una perfetta metafora che il tempo passato e che abbiamo vissuto dentro di noi non si perde mai.
E visto che anche io, come Proust, sono assolutamente convinta che nella nostra mente e nel nostro cuore conserviamo sempre viva la memoria di tutte le emozioni e le sensazioni di cui ci siamo nutriti fin dalla nostra nascita, ho voluto omaggiarlo con una mia versione delle madeleines, dopo aver preso spunto da quelle preparate da Christophe Michalak, uno dei grandi maestri della pasticceria francese.

Le madeleines di Proust: origine e significato
Le madeleines di Proust non sono solo uno dei tanti meravigliosi dolcetti sfornati dalla pasticceria francese, hanno anche un significato letterario: sono, grazie a questo scrittore, saggista, critico e poeta francese, una delle metafore più celebri della letteratura mondiale.
Marcel Proust è stato lo scrittore francese più tradotto e diffuso al mondo e viene universalmente reputato come uno dei più importanti esponenti della letteratura europea del Novecento.
Questo grazie soprattutto alla sua opera più importante, “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, un imponente romanzo costituito da 7 libri da lui scritti tra il 1913 ed il 1922, anno della sua morte, ed i cui ultimi 3 pubblicati postumi.
Un romanzo che viene definito come una rappresentazione approfondita della società francese dell’epoca dove viene descritta in maniera molto particolareggiata la crisi dell’aristocrazia e la conseguente ascesa della borghesia.
Alla Ricerca del Tempo Perduto è stato anche presentato come un viaggio nel tempo e nella memoria che si snoda tra vizi e virtù, dove l’autore ci descrive minuziosamente i processi interiori dell’animo umano, legati a sentimenti come il ricordo, le sensazioni e le emozioni.
Ed è proprio per parlare di stati d’animo e per evocare uno dei suoi ricordi del passato che aveva dimenticato, che Proust nel primo libro, “Dalla parte di Swann”, cita “le petite madeleine”.
Indica quell’evento in cui un piccolo stimolo legato ai nostri sensi, che può essere un sapore, un odore oppure un suono, ci scatena improvvisamente un ricordo vivido, intenso ed involontario legato al passato.
In questo primo libro, chiamato anche “La strada di Swann”, Proust rievoca la sua infanzia a Combray, narra l’amore di Charles Swann nei confronti di Odette e ci presenta Gilberte, il suo primo amore.
In una scena del racconto, il protagonista, avvolto da un senso di malinconia, torna a casa in una fredda giornata d’inverno e la madre, per farlo riscaldare, gli offre una tazza di tè e dei piccoli dolci chiamati madeleines.
Nel momento in cui sente in bocca il gusto del pasticcino mischiato all’infuso, viene travolto dalle emozioni: “Ma, nello stesso istante in cui quel sorso di tè misto al sapore di madeleine toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto accadeva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa”.
All’inizio quindi non capisce il perché quel sapore gli abbia provocato una gioia così profonda.
Poi però, improvvisamente, gli affiora il ricordo: quando era bambino, a Combray, sua zia Léonie, la domenica mattina, gli offriva proprio un pezzetto di madeleine bagnato nel suo infuso di tiglio. Quello stesso sapore assaporato da adulto non aveva fatto altro che “riaprire” una parte della sua adolescenza che la sua memoria conscia fino a quel momento aveva dimenticato.
Con questo episodio, Proust vuole affermare che l’essere umano ha due modi per ricordare le cose: può utilizzare la memoria volontaria oppure quella involontaria.
La prima la usa nel momento in cui cerca coscientemente di ricordare qualcosa come quando, per esempio, studia per un esame oppure quello che ha mangiato ieri.
Secondo Proust, questa è la nostra memoria “intelligente” ma fredda: è quella che ci restituisce i fatti ma non le emozioni o l’anima del passato.
La memoria involontaria invece è imprevedibile, non può essere comandata, è quella che emerge improvvisamente ed è scatenata da un’esperienza sensoriale come lo può essere un sapore, un profumo o un suono, e che non solo ci riporta a ricordare un momento del passato che abbiamo dimenticato ma che ce lo fa rivivere.
Una teoria questa dello scrittore francese che, in tempi recenti, è stata confermata anche dalla scienza che la identificata come l’Effetto Proust: è stato riconosciuto che, a differenza della vista e dell’udito, che passano prima per il talamo, una sorta di centralina logica del cervello, gli stimoli olfattivi e quelli gustativi hanno un accesso più diretto al sistema limbico, che comprende l’ippocampo, deputato alla memoria, e l’amigdala, designata alle emozioni.
Una teoria scientifica che spiega perché un sapore od un profumo possiedono una forza emotiva così prorompente che le parole o le immagini raramente possono raggiungere.
Oggi quando si dice “questa è la mia madeleine”, si intende indicare un oggetto o una sensazione che funge da “interruttore per la nostalgia”: il sapore di un cibo, il profumo di un libro, l’ascolto di una sigla di un cartone animato dell’infanzia non sono soltanto ricordi ma dimostrazioni concrete che è sempre possibile recuperare il tempo perduto.
In definitiva la madeleine è diventata un simbolo del potere evocativo dei sensi e della capacità della nostra memoria di recuperare il tempo perduto: attraverso questo buonissimo pasticcino, Proust ci insegna che il tempo non è una linea retta che si disperde dietro di noi ma un intreccio complesso di esperienze e situazioni che possono riemergere inaspettate dentro di noi.
Un’ultima curiosità, lo sapevi che Proust nelle prime bozze del suo libro non aveva scelto subito la madeleine come metafora ma aveva optato, in un primo momento, per una fetta di pane tostato con miele e poi per una di biscotto biscottato? Fu solo nella stesura finale che scelse la madeleine, probabilmente perché conquistato dalla forma iconica e dalla sua consistenza perfetta per essere imbevuta nel tè.