Con questa sangria alle pesche ed alle fragole ho voluto creare una bevanda a base di vino aromatizzato, che avesse come obiettivo quello di esaltare la stagionalità e la freschezza della frutta estiva.
E penso di aver raggiunto un buon risultato, perché ho potuto gustare una sangria rinfrescante, profumata ed elegante, perfetta da bere nei pomeriggi e nelle sere estive come aperitivo.
Sangria fragole e pesche: conosciamo l’ingrediente fragole
Le fragole sono state senza ombra di dubbio il frutto da cui eravamo maggiormente attratti quando eravamo bambini e questa attrazione, per molti di noi, è rimasta intatta anche oggi che siamo diventati adulti.
Rispetto alla maggior parte degli altri frutti che hanno quasi tutti un’origine millenaria, la fragola a frutto grande, che siamo abituati a vedere sui banchi della frutta e che comunemente mangiamo, ha una storia molto più recente: è il risultato di un ibrido spontaneo nato nel XVIII secolo in Bretagna, che poi è diventato il progenitore di tutte le varietà di fragole coltivate su scala commerciale oggi.
A differenza delle fragoline di bosco, che da sempre crescono spontanee nei boschi e che erano conosciute già nell’antichità: i Romani le chiamavano “fragrans” per il loro profumo.
Tornando invece alla “Fragaria x ananassa” che siamo soliti consumare, non si tratta di una pianta autoctona europea ma è l’incrocio accidentale di due specie americane, la “Fragaria virginiana”, detta anche fragola della Virginia, originaria del Nord America ed apprezzata per la sua robustezza e la resistenza al freddo, e la “Fragaria chiloensis”, la fragola cilena, le cui caratteristiche peculiari erano la grandezza ed il poco sapore.
Da questo incrocio, probabilmente avvenuto in un giardino botanico in Bretagna, nacque la specie che noi mangiamo e che ha avuto la fortuna di prendere le qualità migliori di ognuna di loro: la resistenza e il sapore intenso della virginiana e la dimensione e la produttività della chiloensis.
Oggi esistono centinaia di varietà di fragole, che noi per comodità distinguiamo a seconda della dimensione, la consistenza e del sapore e che classifichiamo in due macro categorie principali: le Unifere, che producono frutti una sola volta all’anno, tipicamente in primavera, e le Rifiorenti che invece fruttificano a più riprese, dalla primavera fino all’autunno.
Le prime sono le classiche fragole primaverili, che vengono prodotte in abbondanza e si concentrano in un’unica stagione, solitamente tra aprile e giugno. Sono considerate le più saporite e aromatiche e le specie più conosciute sono la Clery, Alba, Madeleine, Sabrosa-Candonga, IGP della Basilicata, Belrubi e la Fragola di Maletto, IGP Sicilia.
In alternativa ci sono invece le Rifiorenti che, a condizione che le temperature non siano estreme, fioriscono e fruttificano per un periodo più lungo, dalla primavera fino all’autunno: sono le varietà che vengono coltivate a livello amatoriale, nei vasi sui balconi o nei piccoli orti.
Tra le specie più diffuse delle Rifiorenti troviamo Mara des bois, Charlotte, Annabelle, San Andreas e Albion; la loro produzione è meno massiccia rispetto alle Umifere ma sono l’ideale per chi vuole mangiare le fragole fresche per un periodo dell’anno più lungo.
In Italia ogni territorio ha le sue coltivazioni tipiche ed alcune varietà di fragole sono riuscite ad ottenere anche dei riconoscimenti come l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) che, oltre alle già citate Sabrosa-Candonga e la Fragola di Maletto, l’hanno ricevuta la Fragola di Nemi qui nel Lazio e la ‘Fragola di Tortona’ in Piemonte, diventata anche Presidio Slow Food.
Ma le fragole, oltre ad essere deliziose, sono anche un concentrato di benessere: innanzitutto sono composte per oltre il 90% di acqua e hanno un bassissimo contenuto calorico. Inoltre contengono una quantità maggiore di vitamina C rispetto ad un’arancia, il che le rende un alleato perfetto per rafforzare il sistema immunitario; poi sono ricche di antiossidanti per cui, combattendo i radicali liberi, ci aiutano a proteggere le nostre cellule e contribuiscono alla nostra salute cardiovascolare.
Per il loro contenuto di fibre, sono anche amiche della digestione per cui favoriscono il benessere intestinale e ci aiutano a mantenere un senso di sazietà più a lungo; infine hanno pure un basso indice glicemico per cui, nonostante siano dolci, non provocano picchi di zucchero nel sangue.
Sangria fragole e pesca: ti parlo della favetta di Terracina
Anche qui nel Lazio abbiamo, nella coltivazione delle fragole, una lunga tradizione; in particolare sono due le specie che si distinguono su tutte le altre per sapore, connessione con il territorio ed un’origine particolare: la Fragolina di Nemi e la Favetta di Terracina.
La prima ha una storia millenaria ed anche una leggenda locale che racconta che queste fragole, che crescevano spontaneamente nei boschi intorno al lago di Nemi, non fossero altro che le lacrime di Venere per la morte di Adone e che in suo onore fossero diventate dei piccoli cuori rossi.
Si distinguono dalle altre tipologie in commercio per le loro dimensioni che risultano essere notevolmente più piccole; inoltre si caratterizzano anche per l’aroma intenso ed un sapore che riesce a bilanciare dolcezza ed un tocco di acidulo.
Anche le Favette di Terracina hanno una storia particolare, furono introdotte, nella zona di Terracina ed in alcuni comuni limitrofi, da un’azienda sementiera francese che aveva, negli anni ‘50, l’obiettivo di diffondere questa varietà a livello internazionale.
Il progetto però non andò a buon fine, perché ci si accorse che questa cultivar aveva trovato il suo habitat naturale alla sua coltivazione solo nell’Area Pontina, non riuscendo ad attecchire in nessun altro posto.
Il brevetto quindi non venne rinnovato dai francesi e gli agricoltori locali si assunsero l’onere di mantenere viva la produzione, conservando e tramandandone i semi.
E’ una varietà che si raccoglie tra marzo e giugno e che, data la sua delicatezza, è preferibile consumare fresca ed al naturale, anche se in quelle zone viene utilizzata pure nella preparazione dei dolci, confetture, gelati e persino nelle ricette salate in abbinamento al tonno.
Diventata da qualche anno un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) del Lazio per il suo valore storico e culturale, la Favetta di Terracina si distingue per una forma tondeggiante, un colore rosso intenso e delle dimensioni intermedie tra la fragolina di bosco e le grandi fragole coltivate.
Possiede inoltre una polpa morbida e succosa che ha un sapore decisamente più dolce ed un aroma molto più intenso rispetto alle altre varietà di fragole, il che la rende particolarmente piacevole al palato.
Nonostante non sia un Presidio Slow Food, viene comunque valorizzata da questa associazione che la promuove nell’ambito dei suoi “Mercati della Terra” locali, per cui chi vuole assaggiarla, può andare a Terracina ed approfittare della sagra “Fragolando”, che si svolge ogni anno tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.