Tiramisù

Questa ricetta è tratta dal libro di Luca Montersino, un classico ma ottima veramente. Di solito uso i pavesini, ma in questo caso ho voluto usare i savoiardi e bagnarla con l’orzo, in questo modo è adatta anche ai bambini. Ingredienti tiramisù: 500 g di mascarpone...
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Minestra di fagioli e bieta selvatica

Il fagiolo Rosso di Lucca è un presidio Slow food, viene coltivato nei terreni della piana di Lucca. Questi terreni molto fertili sono dedicati da secoli alla coltivazione di cereali e fagioli e in particolare questo tipo di fagiolo è caratterizzate da un terreno...
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Scacciapensieri

Questa è una ricetta che ha fatto Roberto Potito durante una lezione di panificazione. E’ una ricetta del suo paese d’origine A me piace molto e poi il nome la dice lunga Scacciapensieri. Ogni volta che lo faccio il mio pensiero è per Roberto , persona squisita ,...
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Uovo fritto secondo Cracco

Questo uovo mi girava nella testa da un bel po’: dovevo farlo. E appena ho avuto l’occasione di dover utilizzare l’albume, in un’altra ricetta, ne ho approfittato. Bisogna però avere delle uova fresche altrimenti il tuorlo si rompe quando lo separiamo dall’albume. La...
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Acquacotta

L’acquacotta è un piatto povero ed era il piatto tipico dei butteri. Tra i vari tipi di acquacotta quella maremmana è senza dubbio la più tradizionale e, ancora oggi, nelle case si prepara un piatto gustoso come un tempo. Nella ricetta originale non c’erano i...
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Gnocchi di patate cuore rosso al gorgonzola

Da piccola insieme a mia nonna si facevano gli gnocchi, ma la domenica e non il giovedì. Mi ricordo mia nonna che metteva a cuocere le patate che dovevano essere vecchie: il dramma era pelarle perché bisognava farlo quando erano ancora calde. Poi sulla spianatoia si amalgamava il tutto con la farina. Mia nonna ci metteva anche l’uovo. Io mi rendevo disponibile per fare i rotolini e ogni tanto li rigavo con la forchetta. Si condiva il tutto con un sugo fatto con salsicce e funghi ferlenghi (Pleurotus eringii, varietà cardoncello) che mia madre andava a raccogliere nella zona della Necropoli Etrusca. Ai miei familiari piacciono tantissimo.

Scelgo “Patate Cuore Rosso Perle della Tuscia” perché oltre ad essere belle, se condite con ragù bianco si vede il contrasto, inoltre sono più asciutte delle altre, quindi adattissime per cucinare gli gnocchi. In questa ricetta li ho conditi con del gorgonzola che ha portato da Como mio figlio Andrea. È piacevole e semplice cucinare quando ci sono prodotti di qualità!

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg di patate cuore rosso
  • 250 g di farina 00
  • 100 g di semola rimacinata
  • 150 g di parmigiano grattugiato
  • 3/4 tuorli
  • olio evo
  • sale
  • noce moscata
  • timo
  • rosmarino
  • aglio

 

per condire:

  • 500 g di gorgonzola
  • latte q.b.

 

Procedimento

Lessare le patate oppure cuocerle a vapore, mentre se le volete più saporite sistematele in un cartoccio, condirle con olio, sale, aglio, rosmarino, timo e sale e cuocetele in forno a 150°C fino ad intenerimento.

Far raffreddare le patate, sbucciarle e schiacciarle ed impastare con formaggio, un pizzico di noce moscata, tuorli, semola e aggiungere un po’ alla volta la farina.

Formare dei cordoni d’impasto di 1,5 cm circa di diametro e da questo ricavare dei piccoli tocchetti. Formare gli gnocchi con l’apposito “riga gnocchi”, oppure li lasciate così come sono. Nel frattempo preparare il condimento: mettere in una padella il gorgonzola e un pochino di latte, sciogliere fino a che diventi un crema. Quando gli gnocchi vengono a galla scolarli e versarli nella padella con il gorgonzola e servire subito.

Se gli gnocchi non si cuociono subito si possono stendere su degli assi o vassoi sfarinati con semola e congelati.

Patè di fegatini con il bimby

Il patè di fegatini è un antipasto sfizioso e saporito, ma non tutti amano il sapore del fegato. In questa ricetta ci sono le salsicce che smorzano il dolce dei fegatini, ma è possibile anche non metterle.

Se vi sembra troppo aceto, potete sostituire una parte con del Brandy. A volte quando non ho i sottaceti, li sostituisco con uno scalogno che faccio soffriggere all’inizio. Le varianti sono tante.

Patè di fegatini con il bimby

Ingredienti:

  • 500 gr. di fegatini di pollo
  • 250 g di sottaceti
  • 20 g di capperi
  • 20 g di acciughe
  • 3 salsicce
  • 50 g di burro
  • 50 g di olio
  • 50 g di vino
  • 50 g di aceto
  • 10 g di sale
  • 1 foglia di salvia
  • 1 rametto di rosmarino
  • peperoncino
  • sale

 

Preparazione:

Dopo aver sciacquato bene i fegatini e tolto la pelle alle salsicce,mettere nel boccale tutti gli ingredienti ( tranne l’olio, il burro e il sale) 30 sec vel 10, poi aggiungere burro, olio e sale e cuocere per 15 min a 100° vel 1. Aggiungere il vino e l’aceto e cuocere per altri 15 min a 100° vel 1.

Volendo per renderlo più omogeneo si può dare un paio di colpetti a turbo. Togliere dal boccale e appena tiepido conservare in frigo coperto.Prima di servire scaldare il patè oppure metterlo sopra gli appositi contenitori per patè con la candela sottostante.

Valori nutrizionali elaborati dalla Dottoressa Letizia Ciambella Biologa Nutrizionista
Info: [email protected]

 

Lenticchia nera delle Colline Ennesi con spezie

Le colline ennesi fanno parte dell’entroterra siciliano e la lenticchia nera è uno dei legumi caratteristici della zona e presidio Slow Food. Fino agli anni ’50 unitamente agli altri legumi come fave, cicerchie e ceci erano molto diffusi; in seguito con la meccanizzazione e la necessità di cambiare il sistema di coltivazione e utilizzare varietà con rese superiori, le lenticchie nere furono coltivate per il consumo familiare.

La lenticchia nera non necessita di essere irrigata e non prevede l’utilizzo di alcun fitofarmaco.

Oggi se ne coltivano meno di 5 ettari in tutta l’area delle colline ennesi, a partire dalla cittadina di Leonforte, che le ha valorizzate come prodotto identitario, assieme alle celebri pesche nel sacchetto e alle fave larghe. Il Presidio Slow Food è rappresentato da un’associazione di piccoli agricoltori che si impegnano a recuperare questa antica varietà di lenticchia e a riprendere la coltivazione con le tradizionali semine in file larghe.

L’area di produzione: zone collinari nei comuni di Leonforte, Enna, Calascibetta, Marianopoli, provincia di Enna.

Lenticchia nera delle Colline Ennesi con spezie

Ingredienti per 4 persone

  • 400 g lenticchie nere   (o altro tipo)
  • olio extravergine d’oliva
  • salvia q.b.
  • scorza limone bio      
  • mezzo cucchiaino di semi di cumino
  • mezzo cucchiaino di semi di coriandolo
  • 150 g di zucca           
  • 5/6 grani di pepe di Szechuan
  • sale

Preparazione

Mentre per circa 10 minuti mettiamo le lenticchie delle colline Ennesi in ammollo, prepariamo una capiente pentola con l’acqua dove aggiungeremo la salvia, i grani di pepe e una scorzetta di limone. Sciacquiamo le lenticchie e versiamole nell’acqua. Portiamo a bollore e cuociamo le lenticchie per circa 15 minuti o fino a raggiungere la cottura desiderata. Con un pestello tritiamo i semi di cumino e di coriandolo. Puliamo e tagliamo la zucca a cubetti e cuociamola in vasocottura per 4 minuti a 700 di potenza.

Una volta pronte, scoliamo, aggiungiamo la zucca, le spezie e alcune zeste di limone, aggiustiamo con il sale e condiamo con l’olio extra vergine di oliva.

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Petto d’anatra all’arancia con vino toscano

L’anatra all’arancia la troviamo in modo preponderante nella cucina francese, ma non tutti sanno che è una ricetta di origine toscana. E’ stata adottata nella cucina francese come piatto tipico e ormai conosciuta in tutto il mondo. Si tratta di un secondo piatto molto particolare, a base di questo volatile pregiato e dal sapore intenso, il suo gusto viene stemperato dalle arance creando un abbinamento molto raffinato. Viene di solito proposto durante le feste Natalizie. Quando sono stata in Francia all’inizio ero molto reticente,invece durante l’assaggio ho dovuto ricredermi e ora lo apprezzo. Per l’abbinamento sono partita dal vino, mi è stato inviato un vino toscano dal  Movimento Turismo del Vino Regione Toscana della Tenuta di Artimino, Carmignano Poggilarca Docg 2016,  vino da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, un bel rubino granato con note di frutti rossi e spezie, che ben si abbina con primi di carne, secondi di carni rosse e secondi di carni rosse . Contest riservato ad AIFB (Associazione Italiana Food Blogger).

Ingredienti per 4 porzioni

  • 600 g di (due petti d’anatra)
  • 1 arancia biologica
  • 25 g di zucchero
  • 30 g di aceto di mele
  • 20 g di Cointreau
  • 200 g di brodo di carne
  • timo e maggiorana
  • sale, pepe

per il purè:

  • 200 g di sedano rapa
  • 1 carota
  • olio evo

per le perle:

  • 100 g di vino
  • 1/ cucchiaino di xantano

 

Procedimento:

Almeno un paio d’ore prima, anche la sera prima va bene, condirlo con delle erbe aromatiche e sale e pepe, chiudere in un sottovuoto oppure in un contenitore al frigo, si insaporisce meglio.
Pulite e rifilate i petti d’anatra, fate dei tagli in superficie, scaldare una padella antiaderente e rosolare il lato della pelle per 5 minuti, girarlo e rosolarlo per 2 minuti dall’altro lato, quindi finire la cottura al forno per circa 10 minuti a 180 gradi, finché non raggiunge i 58 gradi al cuore.
Grattugiare la scorza di arancia oppure fate delle zeste e spremerne il succo. Nel frattempo, rimuovere il grasso in eccesso dalla padella, aggiungere lo zucchero e cuocere a fuoco medio finché non inizia a caramellizzare, quindi sfumare con l’aceto, aggiungere il succo di arancia e riportare a bollore. Aggiungere anche il liquore e il brodo o l’acqua, far bollire e unire le scorze di arancia, far addensare a fuoco alto, finché la salsa non è sufficientemente densa.
Nel frattempo preparare il purè di sedano rapa, lessare il sedano e la carota e una volta cotti frullare bene aggiungendo l’olio emulsionando. Per le perle si mette il vino in un contenitore a bicchiere si aggiunge la xantana e si frulla bene, piano piano si addensa, mettere in un beccuccio e versare le perle di vino a decorazione.

Far riposare il petto d’anatra fuori dal forno per 3 minuti, quindi scalopparlo e servirlo con la salsa.

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Sfouf

Questo dolce è stato preparato per una serata egiziana/ turca. C’è chi ha fatto dei panini ripieni egiziani, chi ha fatto delle polpette , io ho voluto fare questo dolce. Il nome significa polvere , è un dolce facile e semplice, senza uova, poca farina ma con semolino.Il bellissimo colore è dato dalla curcuma che oltre al colore  si sente molto anche nel sapore.Ve lo consiglio in quanto è veloce anche da fare.

Ingredienti per 8 persone:

  • Semolino 300 g
  • Farina 150 g, tipo 00
  • Zucchero 200 g, semolato
  • Latte 250 ml
  • Olio di girasole 230 ml
  • Lievito 1 bustina per dolci
  • Sale 1 pizzico
  • Vaniglia 1 cucchiaio di estratto
  • Curcuma 1 cucchiaio di polvere
  • Pinoli per guarnire
  • Tahina o burro

Per lo sciroppo:

  • Zucchero 4 cucchiai
  • Acqua 5 cucchiaio
  • Limone 1 cucchiaino di succo e 1 di scorza

Preparazione:
Riscaldate il forno a 170° C, calore statico sopra e sotto.
Mescolate la farina con il lievito, il curcuma e il sale in una scodella capiente, poi aggiungete l’olio, il latte e la vaniglia.
Amalgamate per bene il tutto con le fruste elettriche fino ad ottenere un impasto morbido e liscio.
Imburrate uno stampo per dolci (24 cm di diametro) con tahina o burro.
Versate l’impasto nello stampo e lisciatelo con l’aiuto di un cucchiaio.
Guarnite con i pinoli e passate lo stampo nel forno caldo. Fate cuocere per 45 minuti.
Fate la prova dello stecchino.
Mettete zucchero, acqua, succo e scorza di limone in un tegamino e fate sciogliere lo zucchero a fiamma moderata mescolando.
Fate bollire per circa 1-2 secondi.
Spennellate la torta diverse volte con lo sciroppo mentre è ancora calda.
Servite lo Sfouf a temperatura ambiente.

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Poesia

Voglio pubblicare la poesia di una persona che oggi non c’è più, ma resterà sempre nei ricordi di tutti, parliamo di Spartaco Compagnucci, dall’aspetto burbero, ma di grande generosità.
Spartaco di poesie ne ha scritte molte, ho voluto scegliere questa perché racconta di un piatto tipico che si prepara a Tarquinia e non solo, ma noi siamo campanilisti e perciò come dice Spartaco la nostra è la migliore!

L’acquacotta

L’acquacotta che se fa a Corneto
Dall’altre parte non la sanno fa
è’na ricetta ch’emo ereditato
tutta la gente qui la viè a magnà.

Un piatto bono ch’entra nella storia
Dateme retta fatela così:
co l’oio ’na patata e la cicoria
’na mezzoretta fayela bollì.

Er foco ardente sotto la marmetta
E dopo che la stacca er su bollore
De pane ne mettete giù na fetta
Se è sciapa o se sta bene de sapore.

Non adopràcucchiaro né forchetta,
ne sta maniera sarà più squisita,
una pe’ vorta piela la fetta
in urtimo te dovrae leccà le dita.

Magnene assai, tanto nun t’abbotta.
Viva Corneto, re dell’acquacotta.

 

Poesia tratta dal libro Spartaco Compagnucci Checchibronzi.