Bavarese ai fiori d’arancio con mango e gelatina al  vino moscato

La Bavarese ai fiori d'arancio, o chiamati anche fiori di zagare è un dolce profumato e molto fresco che ho pensato di preparare in occasione del Contest DeGustiViniEuganei, organizzato dal Consorzio Vini Colli Euganei con Sapori e Dissapori Food...
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Contest DeGustiViniEuganei: aperitivo con Fior D’Arancio spumante DOCG

Con questa ricetta partecipo al Contest DeGustiViniEuganei, organizzato dal Consorzio Vini Colli Euganei con Sapori e Dissapori Food e l’Associazione Italiana Food Blogger come media partner.

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Scafata: la mia ricetta da street food

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Ricetta Babà salato mignon

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Supplì di San Giuseppe: ricetta

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Scotch Eggs

Le “Scotch Eggs” (uova alla scozzese) sono uno di quei tanti piatti della cucina tradizionale che nascono per riciclare gli avanzi: si fanno con un poco di tutto: sono nutrienti e saporite.

In effetti, la possibilità di variare la composizione dell’impasto permette di dare libero sfogo alla propria fantasia e non sorprende, quindi, che esistano tante varianti di questa ricetta tradizionale il cui cuore pulsante resta comunque sempre l’uovo.

Scotch Eggs

Ingredienti per 8 persone:

  • 8 uova medie a temperatura ambiente
  • 750 g di carne di salsiccia o vitellone
  • 1 manciata di prezzemolo tritato finemente
  • 4 foglie di salvia tritate finemente
  • 1 cucchiaio di senape in polvere
  • scorza grattugiata di 1 limone
  • sale e pepe q.b.
  • 50 g farina
  • 2 uova grandi leggermente sbattute
  • 150 g pangrattato
  • olio extra vergine d’oliva (o di arachide)

Procedimento:

Mettete le uova in una pentolina d’acqua e fatele bollire per 5 minuti. Scolate e raffreddatele subito sotto il getto dell’acqua fredda. Sbucciate le uova e tenetele da parte.

Preparate un piatto con le uova battute e un pizzico di sale; un piatto con qualche cucchiaiata di farina e un altro con il pangrattato.  

In una terrina aprite le salsicce, eliminando il budello e aggiungete la salvia e il prezzemolo tritati, la senape in polvere, la scorza di limone grattugiata e un po’ di sale. Mescolate molto bene per amalgamare poi dividete il composto in 8 palline di uguali dimensioni.

Appiattite ogni pallina su un cerchio di pellicola, abbastanza grande da avvolgere un uovo. Inserite un uovo al centro di ogni disco di composto e ripiegate la pellicola trasparente in modo che la salsiccia copra l’uovo in modo uniforme.

Una volta rivestite tutte le uova, passatele ciascuna nella farina, poi nell’uovo battuto e infine nel pangrattato, facendolo aderire bene. Ripassate, se volete, nuovamente sia nell’uovo che nel pangrattato in modo di avere uno spessore più consistente.

Friggere le uova alla scozzese in un tegame di olio di oliva o nella friggitrice, in almeno 8 cm di olio a non meno di 150°C di temperatura. Sono molto importanti queste indicazioni perché le uova devono essere fritte subito e velocemente: occorrono circa 6 minuti ciascuna. Si possono cuocere anche in forno a 190°C per 30 minuti.

Servire con salsa bruna HP.

Valori nutrizionali elaborati dalla Dottoressa Letizia Ciambella Biologa Nutrizionista
Info : [email protected]
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Pancarrè al Blue Pea Powder

Questa ricetta di pancarrè è collaudata , la fece Roberto Potito ad una mia lezione sul pane. Ogni tanto lo faccio ma questa volta volevo provare a tutti i costi il Blue Pea Powder . E’ un fiore di una leguminosa il Butterfly Pea (Clitoria ternatea), tradotto in italiano come “pisello blu” o “pisello cordofan” che si utilizza per fare il tea. Io l’ho comprato in polvere e 1 cucchiaino colora poco , è meglio 2 cucchiaini come la ricetta. Molto d’effetto e se lo cuociamo nelle forme per tartine è anche molto scenografico.

Pancarrè al Blue Pea Powder

Ingredienti:

  • 800 g di farina bianca 00
  • 20/ 25 g di lievito di birra molto fresco
  • 35 g di burro o strutto
  • 380/400 g di acqua a temperatura ambiente
  • 2 cucchiaini rasi di sale fino
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di malto
  • 2 cucchiaini di blu pea powder


Procedimento:

In una capiente ciotola versare la farina, il lievito di birra disciolto in poca acqua, lo zucchero ed il malto e cominciando a imbibire. A poco a poco aggiungere l’acqua e al termine il sale ed il blu pea powder; quando l’impasto avrà raggiunto una buona consistenza (leggermente soda) unire il burro.

Versare l’impasto sulla superficie da lavoro e sbattere energicamente per almeno una decina di minuti oppure lavoralo nella planetaria. Formare un rotolo ed attorcigliarlo a treccia semplice. Porre la treccia nello stampo del pane a cassetta e pareggiarlo per bene con le mani. Chiudere con l’apposito coperchio lasciandolo aperto per circa un paio di centimetri. Lasciare riposare in luogo tiepido per circa 40/50 minuti, chiudere completamente il coperchio ed infornare a 200°C per 50 minuti circa. A cottura ultimata, estrarre il pancarrè e fate raffreddare su di una grata.

Valori nutrizionali elaborati dalla Dottoressa Letizia Ciambella Biologa Nutrizionista
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Pane al Kefir senza lievito

Il kefir o kéfir è un latticino fermentato a base di latte – o meglio, latte fresco. Più precisamente, possono essere utilizzati nella produzione di kefir quello vaccino, di pecora o di capra.
Il kefir ha una storia molto antica. Leggenda narra che fu Maometto a donare i primi grani agli abitanti delle montagne del Caucaso. Per questo si chiama anche Miglio del profeta. Ma questa bevanda ( simile allo yogurt ) non si sa bene come sia nata, è una bevanda molto ricca di fermenti lattici.
Il kefir si può anche preparare a casa; l’importante è avere dei granuli . Questi granuli vengono messi in un contenitore con il latte che deve essere freddo o a temperatura ambiente e può essere sia fresco sia a lunga conservazione.  Si deve attendere dalle 24 alle 48 ore a temperatura ambiente coperti da una garza e una volta fermentati vengono setacciati e tenuti da parte, per essere riutilizzati nelle fermentazioni successive.
Una volta preparato, il kefir va conservato in frigo, anche per 7 giorni.

Questa ricetta fa parte dal gruppo di lavoro  Farina del nostro sacco”, dell’associazione AIFB Associazione Italiana Food Blogger, di cui faccio parte, è un pane senza lievito.
Pane al Kefir
 
Per il lievitino
 
80 g di kefir
80 g di farina 0

400 g di farina 0
100 g di kefir
100 g di acqua
½ cucchiaino di sale fino
 
 
Preparare il lievitino con farina e Kefir , lasciare a temperatura ambiente per 18 ore, in superficie si vedranno delle bolle. Trascorso questo tempo, aggiungere gli altri liquidi e la farina e lavorare bene. Mettere a riposare in frigo per altre 12 ore e comunque si vedrà l’impasto bello gonfio.
Toglierlo dal frigo e lasciarlo a temperatura ambiente per circa 1 ora. Versare su un piano e formare le piaghe a tre. Lasciare riposare e ripetere, formare e mettere a lievitare in un telo infarinato. Dopo circa 1 ora  infornare a 210° C per 10 min,  poi abbassare la temperatura a 190°C per circa 40 min.
 
 
 
Il premio nobel Mechnikov, che condusse nel 1908 i primi studi approfonditi sul kefir, lo definì «l’elisir di lunga vita dei pastori armeni». Il kefir ha delle importanti proprietà nutrizionali perché ricco di vitamina B1, acido folico e triptofano. La presenza di Lactobacillus rhamnosus rende questa bevanda utile a prevenire la carie e altre patologie, quali asma, rinite allergica e dermatite atopica se somministrata nei primi mesi di vita.
È particolarmente ricco in vitamina B1, coinvolta nella regolazione del metabolismo dei glucidi, dei grassi, delle proteine e sostanza chiave nell’apparato muscolare e nel sistema nervoso. Il suo giusto apporto è di aiuto all’organismo per la corretta assimilazione di tutte le altre vitamine del gruppo B. Tra le altre vitamine più abbondanti del kefir ricordiamo: riboflavina (vit B2), niacina (vit PP), piridossina (vit B6), cobalamina (vit B12), retinolo (vitamina A), carotenoidi e acido folico(un integratore indispensabile non solo per le donne in gravidanza – previene le malformazioni al feto – ma anche durante la menopausa, perché è un’ottima difesa contro l’osteoporosi e gli sbalzi emotivi).
Il kefir fornisce anche una buona quantità di fosforo e di calcio facilmente assimilabile (indispensabili per la formazione delle ossa e dei denti), e di potassio, fondamentale per il corretto sviluppo dei muscoli, per la regolazione della pressione osmotica cellulare e per lo svolgimento di reazioni enzimatiche quali la glicolisi e la catena respiratoria. Nel kefir sono presenti anche aminoacidi liberi come il triptofano che potrebbe spiegare perché a questa bevanda sia stata attribuita la capacità di mediare un’importante azione sul sistema nervoso centrale.
Il kefir ha inoltre un alto potere probiotico – per la presenza di lactobacillus acidophilus: rinforza le mucose intestinali proteggendole dall’attacco di sostanze e batteri nocivi, soprattutto in presenza di stati infiammatori che le assottigliano, rendendole più permeabili. Ciò è possibile perché consumando regolarmente kefir aumenta la produzione di mucina, una sorta di gel protettivo secreto dalle cellule intestinali che nutre anche i batteri buoni della flora intestinale. Viene generalmente considerato idoneo alla maggior parte dei regimi alimentari; ad eccezione di alcuni casi o condizioni particolari (ad esempio: intolleranza al lattosio, allergie alle proteine del latte,…).
 
 
A cura della Dr.ssa Letizia Ciambella
Biologa nutrizionista
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Libum: il pane di Catone

Il Libum è un pane la cui ricetta fu perfezionata da Catone. Si parla di questo pane nel De Agricoltura. Veniva preparato con della farina integrale e del formaggio. 

Questa ricetta fa parte dal gruppo di lavoro  Farina del nostro sacco”, dell’associazione AIFB Associazione Italiana Food Blogger, di cui faccio parte, la mission è fare una raccolta di ricette di pani senza lievito, io ne ho scelto una dell’antica Roma.

Viene attribuita a Catone il Censore (234-149 a.C.) il quale dedicò ampio spazio alla cucina romana nel suo trattato sull’agricoltura, chissà, forse per spronare le massaie a variare i piatti da offrire ai propri mariti, altrimenti destinati a nutrirsi a vita di polenta di farro. Ci volle ancora qualche secolo, prima che un tale Apicio, ritenuto cuoco comune e di bassa istruzione del tempo, scrivesse il De re coquinaria da sempre considerato il più antico ricettario arrivato fino a noi.

Così scrive Catone:

Farai così il libum. Sciogli bene in un mortaio due libbre di formaggio. Quando lo avrai reso del tutto liscio impasta bene col formaggio una libbra di farina o, se lo vuoi più leggero, mezza libbra. Aggiungi un uovo e di nuovo impasta tutto attentamente. Forma la pagnotta, ponila sopra un letto di foglie e falla cuocere lentamente in un forno caldo.” (Cat., De Agr., LXXV).

La libbra(in origine litra) era una unità di misura e di peso, introdotta dai Greci in Italia meridionale (Magna Grecia) con la monetazione, come misura ponderale della valuta in bronzo, per cui presso i popoli italioti esistevano varianti locali a seconda del peso e del tipo di metallo impiegato per coniare moneta. Da essa deriva la libra romana, equivalente a 1/3 di kg, pertanto la libbra di Catone equivaleva a 327,45 gr.

La libbra è tuttora usata in molte Stati come misura mercantile di peso, in Italia il suo peso medio si aggira ancora oggi tra 300-350 gr.

Come fare il Libum: ricetta

per circa 10 piccole focacce, della dimensione di un mandarino

  • 400 g di formaggio  pecorino  fresco (io ricotta )
  • 100 g di farina
  • 1 uovo piccolo
  • foglie di alloro

Procedimento per la preparazione del pane di Catone 

 In una ciotola versare la ricotta e l’uovo leggermente sbattuto, aggiungere la farina e il sale e impastare. Formare delle palline grosse come un mandarino, infarinarle e metterle sopra una foglia di alloro unta di olio. Scaldare una piastra per piadine appoggiare sopra le piccole focacce e abbassare al minimo, coprire con un coperchio a campana. Trascorsi 15/20 minuti controllare la cottura.

 

Bibliografia: ARS CULINARIA di Antonietta Dosi e Giuseppina Pisani Sartorio


Libum pane di Catone

 

Sablèe breton

I sablèe breton sono biscotti originari della Bretagna e vengono anche definiti “palet breton” per via del “jeux de palets”, un gioco che un tempo fu celebre in questa regione della Francia. Infatti, nella loro versione originale somigliano, nella forma, ai dischetti che si lanciano nel gioco sopra descritto.

La ricetta è semplice ma è una pasta che si lavora difficilmente ed ha bisogno di tempi di raffreddamento, quindi è meglio lavorarla tra due fogli di carta forno. Cuocere i biscotti all’interno di coppapasta o dentro degli stampini perché restino ben compatti entro il perimetro del cerchio. Sono una base perfetta per essere ricoperti di frutta, cioccolato, caramello, etc.

Sablèe breton

Ingredienti:

  • 150 g di burro morbido
  • 150 g di zucchero
  • 80 g di tuorli (circa 4) a temperatura ambiente
  • 200 g di farina 00
  • 5 g di lievito per dolci (1 cucchiaino)
  • ½ bacca di vaniglia
  • un pizzico di sale


Procedimento:

In una ciotola lavorate il burro e lo zucchero con una frusta o con lo sbattitore elettrico. Aggiungete i semi di vaniglia e il sale, continuando a lavorare il composto fino a ottenere una crema. Unite, amalgamando, i tuorli, uno ad uno.

Versate la farina con il lievito e impastate brevemente. Far riposare un poco in frigo. Stendete l’impasto con il mattarello, dello spessore di circa 1 mm, tra due fogli di carta forno, e ponetelo in frigorifero per almeno 2 ore.

Riprendete la pasta sablèe e con dei tagliabiscotti di metallo, di circa 6 cm di diametro, ricavate dei dischetti e disponeteli in una teglia rivestita di carta forno, avendo cura di lasciare il cerchio.

Cuocete i sablèe in forno ventilato preriscaldato a 170 ° per 8/10 minuti: non devono cuocere troppo. Sfornate e fate raffreddare.

Abbinati al “Passito Ranato” della Valle del Marta sono ancora più gustosi.

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Poesia

Voglio pubblicare la poesia di una persona che oggi non c’è più, ma resterà sempre nei ricordi di tutti, parliamo di Spartaco Compagnucci, dall’aspetto burbero, ma di grande generosità.
Spartaco di poesie ne ha scritte molte, ho voluto scegliere questa perché racconta di un piatto tipico che si prepara a Tarquinia e non solo, ma noi siamo campanilisti e perciò come dice Spartaco la nostra è la migliore!

L’acquacotta

L’acquacotta che se fa a Corneto
Dall’altre parte non la sanno fa
è’na ricetta ch’emo ereditato
tutta la gente qui la viè a magnà.

Un piatto bono ch’entra nella storia
Dateme retta fatela così:
co l’oio ’na patata e la cicoria
’na mezzoretta fayela bollì.

Er foco ardente sotto la marmetta
E dopo che la stacca er su bollore
De pane ne mettete giù na fetta
Se è sciapa o se sta bene de sapore.

Non adopràcucchiaro né forchetta,
ne sta maniera sarà più squisita,
una pe’ vorta piela la fetta
in urtimo te dovrae leccà le dita.

Magnene assai, tanto nun t’abbotta.
Viva Corneto, re dell’acquacotta.

 

Poesia tratta dal libro Spartaco Compagnucci Checchibronzi.