Questa bavarese ai peperoni con ripieno di caprino, crumble e gel di aceto di kiwi è il mio modo di celebrare, dei peperoni freschi e colorati avuti in dono da una cara amica che, con questo gesto, ha voluto condividere con me un prodotto del suo orto.
Un piatto dove non è mancata la creatività e dove tutti gli ingredienti che ho aggiunto nelle varie fasi della preparazione hanno avuto il compito di esaltare il gusto dolce dei peperoni.
Ideale come antipasto oppure come secondo piatto leggero, questa mia bavarese ai peperoni con ripieno di caprino, crumble e gel di aceto di kiwi è perfetta quando organizzi una cena con degli ospiti a cena e non sai se qualcuno di loro preferisce dei sapori vegetariani.

Bavarese gourmet grazie a: Agro del Kiwi
Dal 2016 ogni anno, chi mi segue da tanto tempo lo sa, nell’ambito della manifestazione del Divin Etrusco organizzo, con la mia associazione culturale il Prezzemolino e patrocinata dal Comune di Tarquinia, una gara gastronomica chiamata Divin Mangiando. Si tratta, per chi non la conoscesse, di una gara gastronomica che si rivolge ai cuochi non professionisti ed a tutti gli appassionati di cucina, che amano stare dietro ai fornelli e che si dilettano nel preparare piatti originali, utilizzando le materie prime a km 0 donate dai alcune aziende che sono nate e risiedono nella Tuscia e che sono sponsor della manifestazione.
Tra le aziende che mi accompagnano già da svariati anni in questo mio progetto del Divin Mangiando ed i cui prodotti vengono sempre utilizzati come ingredienti nella competizione culinaria, c’è L’Agro del Kiwi, di proprietà della famiglia Ferrari.
E’ un’azienda fondata nel 2017 come startup innovativa che, giovandosi dell’esperienza dei componenti della famiglia nella produzione di kiwi Hayward interamente biologici certificati, ha avuto sin da subito, come obiettivo primario, quello di voler sfruttare i frutti in esubero o quelli di seconda scelta per realizzare altri prodotti agroalimentari.
Da qui la creazione dell’aceto di kiwi e di altri trasformati che hanno come ingrediente principe questo amatissimo frutto come le glasse e le composte, a cui poi sono stati aggiunti altri prodotti come la vinaigrette, la cioccolateria e la biscotteria dolce e salata.
Per questa mia bavarese ho utilizzato il loro aceto di kiwi che viene prodotto in due versioni, la numero 2 e la 5, quella da me usata: questo numero indica il tempo di affinamento dell’aceto.
Mentre il numero 2 viene affinato in damigiane di vetro, l’aceto di kiwi n° 5 subisce un processo di affinamento di 5 anni in barrique di rovere che gli conferisce un gusto armonico, avvolgente, con acidità equilibrata e percettibile, senza mai sovrastare, anzi esaltando il sapore degli alimenti a cui viene abbinato.
Un aceto di kiwi che è perfetto per accompagnare carni rosse, arrosti, frittate, verdure crude o cotte ed è assolutamente da provare anche su gelato e fragole.
Che vino abbinare alla bavarese ai peperoni
Come vino da abbinare a questa mia bavarese con ripieno di caprino, crumble e gel di aceto di kiwi ho scelto il Brina delle Cantine Prima Luce a Tarquinia, in quanto la sua freschezza contrasta con la pastosità di questa ricetta.
Come le definisce la sua creatrice Anna Cedrini, le Cantine Primaluce sono un sogno nato dal cuore dell’Agriturismo Casale Poggio Nebbia, un’azienda agricola fondata dai nonni di Anna all’inizio del ‘900 quando si trasferirono a Tarquinia dalle Marche, grazie all’assegnazione di un terreno dall’Ente Maremma.
Una realtà agricola che, cresciuta nel tempo, oggi vanta 60 ettari coltivati ed una gestione biologica certificata, dove vengono prodotti vino, olio, pasta, confetture e altri prodotti di eccellenza.
Anna ed i suoi collaboratori si definiscono dei semplici vignaioli che amano e rispettano la terra su cui lavorano ed è per questo motivo che, per realizzare la loro gamma di vini, prediligono l’utilizzo di tecniche semplici e naturali, preservandone così le loro qualità organolettiche.
Ed il vino Brina è proprio il classico esempio di questa loro attività: le sue uve, certificate biologiche, vengono raccolte a mano e portate in cella frigo per una notte, in modo da prevenire l’ossidazione e mantenere i chicchi sani.
Questo vino è stato chiamato così per esaltare la sua freschezza che è come quella della brina che al mattino ricopre la vigna: è un Viognier in purezza, un vitigno originario della valle del Rodano che ha trovato nei terreni della Tuscia, ricchi di i sedimenti minerali, il suo habitat ideale.
Di colore paglierino brillante, il Brina è un bianco di grande complessità, una dote che gli viene conferita, durante il suo affinamento, dal processo di stabulazione e dal periodo di batonnage di 6 mesi sulle fecce fini in acciaio. Inoltre con 3 anni di invecchiamento può sviluppare il potenziale dei profumi tiolici passando da quelli propri dell’agrume alla frutta tropicale
Ottimo anche se abbinato a carni bianche, piatti di pesce o di verdure, il Brina è un vino che al naso presenta intensi aromi agrumati di limone, con note delicate di pesca nettarina, ananas e fiori gialli mentre al palato si manifesta deciso e strutturato, con una buona freschezza e un finale elegante che richiama gli agrumi.