La confettura di nespole è facile da preparare, ha un gusto marcato e leggermente acidulo e riesce a valorizzare il sapore naturale di questo frutto quando è maturo: una conserva essenziale, che si realizza con pochi ingredienti ed è perfetta per tutti quelli che amano i sapori genuini.
Conosciamo meglio le nespole
Quando ho deciso di approfondire l’argomento nespole non pensavo che questo frutto, oltre ad essere di una bontà unica e possedere numerose proprietà benefiche per la nostra salute, avesse anche una storia singolare.
Esistono infatti due tipi di albero di nespolo, quello comune o europeo e il nespolo del Giappone, due piante molto diverse sia botanicamente che per caratteristiche: i frutti sono per sapore, consistenza, periodo di maturazione ed aspetto molto differenti gli uni dagli altri ma vengono chiamati entrambe nespole, generando confusione.
Gli alberi che vengono coltivati dai primi anni del XIX secolo e che hanno conquistato rapidamente i mercati europei sono quelli di nespolo del Giappone, chiamati di Eriobotrya japonica e sono quelli da cui raccogliamo i frutti che oggi identifichiamo comunemente con il nome di “nespole”.
Nell’antichità invece si coltivava un’altra tipologia di pianta, il nespolo comune o europeo, chiamato scientificamente “Mespilus germanica”, che era originario delle regioni del Caucaso e dell’Asia Minore e che, come ci racconta Plinio il Vecchio, la sua coltivazione era già praticata dai Greci e dai Romani, i quali furono fondamentali anche per la sua diffusione in tutta Europa.
Nel Medioevo e nel Rinascimento questa tipologia di nespolo fu ancora molto presente in orti e giardini ed i suoi frutti non venivano utilizzati solo in cucina ma anche nella medicina popolare per le sue proprietà febbrifughe, astringenti, diuretiche e regolatrici dell’intestino.
Il declino di questa specie iniziò nel XVIII secolo quando la sua coltivazione venne sostituita da frutti più facili da gestire ed anche più redditizi economicamente, come le mele e le pere.
Oggi di queste piante ne rimangono pochi esemplari che sono perlopiù dislocati in vecchi frutteti o in giardini privati; rispetto ai suoi omonimi giapponesi, i suoi frutti vengono raccolti in autunno nei mesi di ottobre e novembre ed hanno bisogno, per diventare dolci ed avere la polpa molliccia, di un periodo di maturazione post-raccolta di circa 15-20 giorni, il cosiddetto ammezzimento. Da qui il proverbio “Col tempo e con la paglia maturano anche le nespole” che fa riferimento proprio a questa specie.
Quella che invece già dalla metà dell’Ottocento mangiamo fresca o cuciniamo per preparare delle buonissime confetture è la nespola che proviene dalla pianta di Eriobotrya japonica, originaria delle regioni montuose e delle foreste pluviali della Cina sud-orientale a cui poi si aggiunsero le coltivazioni del Giappone.
Un albero che in Europa arrivò alla fine del XVIII secolo e la cui diffusione fu molto veloce, grazie al clima particolarmente favorevole al suo impiantamento.
Attecchì soprattutto nei Paesi mediterranei, Spagna, Turchia, Israele, Algeria e Italia, dove i primi semi arrivarono all’Orto Botanico di Napoli nel 1812 ed il primo esemplare fu impiantato invece all’Orto Botanico di Palermo nel 1827.
A metà dell’Ottocento la coltivazione della pianta di nespolo era già molto diffusa in Sicilia e nelle regioni dal clima mediterraneo del nostro Sud Italia; inoltre la sua capacità di maturare tra marzo e maggio, quindi in anticipo rispetto agli altri alberi da frutto estivi, l’ha resa sin da subito un prodotto molto richiesto ed apprezzato.
Questi frutti giallo-arancioni dai grandi semi, che non sono commestibili perché contengono acido cianidrico, maturano ad aprile e maggio e sono pieni di acqua, l’85% in 100 grammi. Inoltre contengono vitamina A, C e quelle del gruppo B, minerali, acidi organici e pectine e sono ricche di flavonoidi e carotenoidi.
Grazie a tutte queste caratteristiche, hanno degli effetti benefici sul nostro organismo: le fibre solubili o pectine, per esempio, favoriscono la regolarità intestinale, prevengono la stitichezza e possono aiutare a ridurre il colesterolo “cattivo”, LDL.
La presenza del potassio invece ci aiuta a regolare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca mentre la ricchezza di flavonoidi e carotenoidi protegge le nostre cellule dai radicali liberi, in modo da contribuire a ridurre il rischio di malattie croniche e da aiutarci nella prevenzione di alcuni tipi di tumore, come quello ai polmoni o alle cavità orali.
Mangiare le nespole è molto importante anche per la salute della pelle e degli occhi, grazie alla presenza di vitamina A e degli antiossidanti che contribuiscono a mantenere la pelle sana ed a proteggere la vista dal rischio di cataratta e di degenerazione maculare.
Sono poi un frutto a basso contenuto calorico, ideale per chi è a dieta e per quelli che osservano un’alimentazione equilibrata; inoltre hanno un effetto depurativo e diuretico, ci aiutano ad eliminare, dal nostro organismo, le tossine ed a diminuire la ritenzione idrica, supportando la funzione renale e prevenendo la formazione di calcoli ai reni.
Come qualunque altro cibo, però, anche le nespole vanno consumate senza eccedere, la quantità dei tannini contenuta può causare stitichezza nelle persone predisposte soprattutto quando questi frutti sono poco maturi; inoltre ricordo che i suoi semi sono tossici, contengono piccole quantità di glicosidi cianogeni, che possono rilasciare cianuro una volta che vengono ingeriti e quindi anche il consumo di liquori a base di noccioli di nespola vanno consumati con moderazione.