Hai mai assaggiato una Lemon Curd? E’ una preparazione tipica della pasticceria inglese, una crema molto densa che solitamente accompagna te e biscotti oppure si utilizza per farcire le torte.
In questo articolo ti mostrerò come preparo una crostata lemon curd a cui ho aggiunto l’ibisco essiccato, un fiore molto antico che nasce in Oriente e che nel XVI° secolo è arrivato in Europa, conquistando i giardini reali con i suoi colori sgargianti.
Una volta che avrai preparato ed assaggiato la tua Crostata Lemon Curd e Ibisco, ti accorgerai di essere di fronte ad un dessert originale, elegante e perfetto anche per stupire i tuoi ospiti. Un dolce che unisce estetica e gusto, ideale per chi vuole portare in tavola qualcosa di davvero speciale.
Oltre alla ricetta della crostata, ti condividerò anche qualche informazione in più sull’ibisco, le sue origini, dove viene coltivato e le varie tipologie esistenti: attenzione, quando vuoi usarlo in cucina, perché non tutte le sue varietà sono commestibili.
Inoltre ti farò scoprire le sue proprietà nutritive ed i benefici che apporta al nostro organismo; infine ti darò qualche consiglio su come utilizzare l’ibisco in cucina e ti racconterò quanto questo fiore fosse famoso durante il periodo fascista: la bevanda che si preparava con l’ibisco, il Karkadè, era la favorita del regime.
Sei pronta per preparare la tua torta lemon curd e ibisco insieme a me?
Conosciamo l’ibisco
Parlando con delle mie amiche e rispondendo alle loro domande su questa pianta, ho capito che non tutte conoscevano l’ibisco, molte pensavano che questo termine fosse un sinonimo del Karkadè, e quindi ho deciso di spendere qualche parola in più su questo argomento.
Oltre a parlare delle origini e delle tipologie esistenti, ti porterò quindi alla scoperta delle sue proprietà nutritive e dei benefici per il nostro organismo e soprattutto ti darò qualche indicazione su quale varietà di questa pianta è edibile e in quali ricette è possibile utilizzarlo; infine ti farò conoscere anche il Karkadè, una bevanda che durante il periodo fascista era l’infuso preferito del regime
Origine dell’ibisco
L’ibisco è originario dell’Asia Orientale, soprattutto Cina e Giappone, e del Sud-est asiatico; le sue prime tracce scritte sono state rinvenute in alcuni testi cinesi antichissimi risalenti al periodo tra l’XI e il VII secolo a.C. Già nel primo millennio avanti Cristo, la medicina tradizionale cinese e quella indiana (Ayurveda) citavano alcune varietà di ibisco che venivano utilizzate per curare febbri e infiammazioni.
In Cina l’Ibisco veniva celebrato non soltanto per la sua bellezza ma anche come pianta officinale, si usava per tingere scarpe e capelli.
Da quei Paesi, grazie ai mercanti arabi, alcune specie di ibisco iniziarono a viaggiare verso ovest, attraversarono l’India, dove divenne il fiore sacro della dea Kali, e arrivarono in Persia e in Africa, dove il clima caldo favorì la selezione della varietà Sabdariffa, quella che ancora oggi utilizziamo in cucina.
ln Europa il fiore arrivò ufficialmente nel XVI secolo, un’epoca caratterizzata dalle grandi esplorazioni e dalla “febbre” per l’esotismo; la leggenda vuole che sia stato un ambasciatore fiammingo presso la corte di Solimano il Magnifico a Costantinopoli ad inviare i primi semi di Hibiscus syriacus, l’ibisco siriaco, in Europa intorno alla metà del 1500. Le prime piante furono ospitate nei giardini botanici reali e universitari, che in quel periodo stavano nascendo come centri di ricerca scientifica.
L’Italia è stata una delle prime “case” europee dell’ibisco, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alla tradizione dei suoi orti botanici. Già verso la fine del XVI° secolo l’Orto Botanico di Padova, il più antico del mondo, e quello di Pisa ospitarono degli esemplari di ibisco: per i botanici italiani dell’epoca, l’ibisco era una rarità preziosa da studiare.
Inoltre il clima italiano, in particolare quello del centro-sud, si rivelò perfetto per la varietà siriaca, che iniziò a diffondersi come pianta ornamentale nei palazzi nobiliari, una moda che rimase intatta nel corso dei secoli.
Oggi l’ibisco, dopo essere stato per centinaia di anni un’esclusiva di nobili e scienziati, è diventato in Italia una pianta democratica visto che al nord viene usata spesso per le siepi autostradali mentre al Sud cresce rigogliosa nei vasi dei balconi delle case.
Tipologie e coltivazione dell’ibisco
Esistono varie tipologie di ibisco ed ognuna predilige di essere coltivata in un determinato ambiente perché ogni ibisco non è uguale all’altro.
L’ibisco (Hibiscus) appartiene alla famiglia delle Malvaceae e ne esistono centinaia di varietà in tutto il mondo ma 4 sono quelle più comuni:
- Hibiscus rosa-sinensis, chiamato anche l’Ibisco della Cina, è il classico ibisco tropicale dai fiori enormi e dalle foglie lucide. È una pianta sensibile al freddo che sotto i 10°C inizia a soffrire seriamente.
- Hibiscus syriacus (Mugunghwa), estremamente resistente al gelo, è la tipologia maggiormente presente nei giardini italiani, lo trovi fiorito nei parchi di Milano e Torino.
- Hibiscus moscheutos, detto anche Ibisco palustre, ama l’acqua e produce fiori grandi come piatti da portata, fiori che possono arrivare fino ai 20-25 cm di diametro.
- Hibiscus sabdariffa è il re della cucina. È la tipologia edibile, quella utilizzata per produrre il Karkadè e che si può aggiungere nelle nostre ricette. Attenzione però, del sabdariffa non si utilizzano i fiori ma i suoi calici carnosi, che sono il vero tesoro nutrizionale.
Per quanto riguarda le coltivazioni nel nostro Paese, questa pianta ha saputo adattarsi al “passaporto” italiano con sorprendente facilità, diventando un simbolo di resilienza e bellezza estiva.
In Italia, quindi, la puoi trovare in ogni città ma non tutte le tipologie: perché ogni varietà specifica ha bisogno di un determinato clima.
Al Nord e nelle zone interne è meglio coltivare l’Hibiscus syriacus che resiste alle rigide temperature. Se invece preferisci possedere delle varietà tropicali, allora è preferibile tenerle nei vasi durante il periodo invernale, in modo da poterle spostare all’interno di una casa o in serra fredda.
Al Sud dove le temperature sono più miti, è preferibile coltivare l’Hibiscus rosa-sinensis che può crescere rigoglioso anche nei vasi dei balconi, regalando ai nostri appartamenti quell’atmosfera tropicale che ci regala tanto buonumore.
Quando si coltiva questo fiore bisogna rispettare alcune regole che sono comuni a tutte le tipologie: l’ibisco è una pianta che ha bisogno di tanto sole, senza luce, non avrai fiori.
Poi, poiché le sue radici marciscono facilmente, l’ibisco è una pianta che non sopporta i ristagni idrici, per cui il terreno dove viene piantato deve essere ben drenato e sciolto. Inoltre lo stesso terreno deve sempre rimanere umido e mai inzuppato, per cui in estate l’innaffiatura deve essere costante.
Infine, per stimolare la produzione di nuovi boccioli, l’ibisco, durante la sua fioritura che avviene tra giugno e settembre, necessita di essere concimato con un fertilizzante ricco di potassio.
Proprietà nutritive e benefici dell’ibisco
L’ibisco possiede alcune proprietà nutritive che lo rendono un superfood per il nostro organismo.
Contiene Vitamina C, in quanto è molto ricco di acido ascorbico, ottimo per il nostro sistema immunitario.
E’ anche un antiossidante in quanto ricco di antociani, che gli conferiscono il colore rosso e che sono utilissimi per contrastare i radicali liberi.
Non contiene caffeina e quindi possiede sostanze stimolanti, per cui può essere consumato in ogni momento della giornata.
Infine è adatto a chi soffre di ipertensione, aiuta a regolarizzare la pressione sanguigna grazie alle sue proprietà diuretiche.
Ibisco in cucina: come usarlo?
L’ibisco è un ingrediente che ha trovato una sua dimensione in cucina e viene utilizzato soprattutto nella preparazione di dolci raffinati e di bevande aromatiche.
Come ho già detto prima, tra le tante, la varietà edibile è quella di Hibiscus sabdariffa, quindi se vai in erboristeria e chiedi di poter acquistare dell’ibisco essiccato, ti consegneranno il sabdariffa. Io, per esempio, l’ho comprato nel negozio di erboristeria e regali Mirtilli e Merletti che si trova a Tarquinia.
In realtà, tecnicamente, anche i petali dell’Hibiscus rosa-sinensis sono commestibili ma non non vengono usati in cucina perché, rispetto al sabdariffa che ha un gusto gradevole e dissetante, hanno un sapore neutro e sono leggermente mucillaginose. Inoltre, a contatto con l’acqua per la bollitura, i petali comuni “svaniscono” nel nulla mentre il calice del sabdariffa mantiene le proprietà ed il colore anche dopo l’essiccazione e la bollitura.
Inoltre non ti consiglio di comprare l’ibisco o qualsiasi altro fiore per uso alimentare in un vivaio o dal fiorista, perché le piante ornamentali vengono spesso trattate con pesticidi sistemici e lucidanti fogliari che assolutamente non sono adatti al consumo umano. L’ibisco, venduto dall’erboristeria, invece è sicuro perché viene coltivato specificamente, in paesi come Egitto, Sudan o Nigeria, per uso alimentare.
Come ho accennato prima, l’ibisco sabdariffa, che noi consumiamo, non proviene dai petali ma dai calici carnosi: quando il fiore appassisce e i petali cadono, il calice, ovvero la parte alla base del fiore, si ingrossa, diventa rosso rubino ed assume una consistenza succosa. Solo in questo preciso istante, i calici vengono raccolti a mano e fatti essiccare al sole: è questo il prodotto che troviamo in erboristeria, tagliato in piccoli pezzi e già pronto per le tisane.
L’ibisco, conosciuto soprattutto per il suo utilizzo nel karkadè, si distingue per il suo colore rosso intenso ed il gusto leggermente acidulo, perfetto per bilanciare delle preparazioni dolci oppure per aggiungere ai piatti freschezza ed una nota floreale molto elegante.
Inoltre può essere utilizzato nella pasta frolla, nelle glasse e nelle decorazioni oppure per colorare naturalmente la meringa; poi può essere macinato in polvere e aggiunto a creme come la lemon curd oppure infuso in liquidi caldi per aromatizzare mousse, gelatine e panna cotta.
I petali di ibisco, essiccati o freschi, invece possono essere usati per decorare torte, arricchire impiattamenti eleganti oppure per creare dei contrasti cromatici naturali.
L’ibisco essiccato, grazie alla sua naturale acidità e al contenuto di pectina, è perfetto anche per preparare sciroppi aromatizzati, cocktail, bevande estive e tisane calde o fredde, come il karkadè.
Il karkadè, anche detto tè dell’Abissinia, è un infuso che si ottiene dal calice carnoso dell’Hibiscus sabdariffa: è una bevanda dissetante dal sapore gradevolmente aspro e dal colore rosso intenso. Consumata in alternativa al classico tè, è una bibita che negli ultimi anni ha conquistato sempre più spazio per la sua nomea di essere tra gli infusi uno dei più salutari. Si beve caldo d’inverno mentre d’estate diventa rinfrescante con l’aggiunta di ghiaccio e menta.
Possiede pochissime calorie, è ricco di antiossidanti, soprattutto flavonoidi e antociani, ha una buona concentrazione di vitamina C, contiene acido citrico, malico e tartarico e possiede sali minerali come potassio, calcio e magnesio.
Per tutte queste sue caratteristiche, contrasta la stipsi, favorisce la diuresi, aiuta a ridurre il diabete e la pressione arteriosa, ha un’azione rilassante e contrasta le infezioni urinarie.
Il nostro Paese è collegato al karkadè da un legame storico, era la bevanda sponsorizzata dal regime di Mussolini. Negli anni ’30, durante il periodo dell’Autarchia, la dittatura fascista spinse il consumo di Karkadè proveniente dall’Eritrea e dalla Somalia che, in quel periodo, erano delle colonie italiane.
Venne pubblicizzato come il “Tè Nazionale”, una bevanda sana e patriottica, considerata superiore al tè inglese.
Oggi ha perso questa sua connotazione storica e vive una rinascita solo grazie alle sue proprietà salutistiche.